Le donne della Generazione Z stanno colmando il divario di genere nel settore tecnologico?

Il team Think Progress

15/11/2017

Secondo l’ingegnere James Damore, le donne sono meno adatte a occupare posizioni importanti nelle aziende tecnologiche, essendo “più portate alle relazioni umane” e “instabili emotivamente”. In un promemoria scritto ai colleghi Damore ha asserito che: “La distribuzione delle preferenze e delle abilità degli uomini e delle donne differisce in parte per cause biologiche. Queste differenze potrebbero spiegare perché non vediamo una rappresentanza uguale di donne nel settore della tecnologia e in posizioni di leadership”.

Google, azienda presso cui Damore era impiegato, ha preso le distanze da questa posizione e lo ha licenziato. Eppure il suo testo di 10 pagine sulla diversità mette in evidenza un pensiero su cui il settore tecnologico è diviso: da una parte si discute su come incrementare l’inclusione sul luogo di lavoro, dall’altra vi si inveisce contro. Le  metriche di inclusione proprie di Google evidenziano una situazione imbarazzante: solo il 20 percento della sua forza lavoro è composto da donne.

Quindi qualcosa di vero c’è nella tirata di Damore? Il fatto che il settore tecnologico attuale sia in prevalenza maschile può essere spiegato dall’esistenza di un tratto biologico caratteristico, per cui gli uomini sono dotati di un insieme di abilità cognitive prestabilite?

Nel Regno Unito solo il 16 percento degli studenti universitari che frequenta corsi di studio in discipline tecnologiche e ingegneristiche è rappresentato da donne. Negli Stati Uniti il 35 percento di tutti i laureati in discipline scientifiche e tecnologiche (STEM, acronimo di Science, Technology, Engineering and Mathematics) è rappresentato da donne. Rientra nella statistica la percentuale di lauree in informatica o in ingegneria conseguite dalle donne negli anni compresi tra il 2008 e il 2015, ovvero solo il 18 percento.

Questo dato va considerato alla luce del fatto che in quel periodo, negli Stati Uniti, la percentuale delle donne laureate copriva il 60 percento di tutte le lauree conseguite.

Queste cifre da sole potrebbero giustificare la denuncia di Damore. Tuttavia, la professoressa Wendy Hall, direttrice del Web Science Institute dell’Università di Southampton, confuta questa tesi in modo netto. Ha dichiarato al The Guardian che la varianza nelle proporzioni tra i due sessi degli studenti STEM di tutto il mondo indica che le differenze biologiche per quanto riguarda le abilità non esistono.

“Entro in un’aula in India e più della metà degli studenti è costituita da ragazze, così come in Malesia. Mostrano così tanta passione per il coding, che effettivamente piace a molte donne. Tutte queste differenze tra i sessi lì non esistono”, ha affermato Hall.

Cambio di tendenza

Mentre nella visione attuale sono gli uomini a ricoprire la maggior parte dei ruoli STEM, ci sono segnali che indicano che il divario di genere nel settore tecnologico potrebbe essere destinato a livellarsi. Le donne della Generazione Z – quelle nate all’incirca dopo il 1996 – mostrano maggiore interesse verso posizioni professionali nei settori dell’IT e dell’ingegneria rispetto alle loro controparti millennial.

Tra gli studenti GCSE (General Certificate of Secondary Education) del Regno Unito, la differenza tra i sessi per quanto riguarda le materie STEM è minima. I computer non sono più strumenti ad appannaggio esclusivo di giovani amanti di videogiochi di sesso maschile, come avveniva nelle campagne di marketing degli anni ’80 e ’90. Circolano luoghi comuni sulle donne che ricoprono posizioni in ambito STEM , che danno un quadro più veritiero delle sfide che le donne devono affrontare e di come possono superarle. Alcune di tali sfide riguardano l’impossibilità per le donne di fare carriera in quanto sono costrette ad abbandonare il lavoro se desiderano avere figli (già molto prima che ciò accada il gap a livello di posizione lavorativa è evidente) e il fatto che le donne non siano interessate al coding (di fatto lo sono  e sono anche molto brave).

Negli ultimi anni, negli Stati Uniti, si è assistito a una ripresa promettente del numero di donne che studiano per conseguire la laurea nelle discipline STEM e in particolare in informatica. L’Università della California, Berkeley, ha quasi raddoppiato il contingente femminile di studenti di informatica tra il 2009 e il 2013, mentre all’Harvey Mudd College, anch’esso in California, quasi la metà dei laureati in informatica era costituita da donne.

Nel 2015 più di un terzo delle lauree in informatica presso 16 tra college e università degli USA è stato conseguito da donne, con un incremento significativo del 18 percento rispetto al numero di donne che aveva conseguito quel risultato sette anni prima.

Pari opportunità

Le fratture in questo processo sono in fase di soluzione. In che modo viene spianata la strada alle donne verso posizioni migliori in campo professionale? Monica Eaton-Cardone ritiene che per la Generazione Z si assisterà a una maggiore parità tra i sessi in relazione al recruitment nel settore tecnologico. Eaton-Cardone, Chief Information Officer di Global Risk Technologies e prima tra le donne ad avere ricoperto posizioni IT e di leadership, ha rivelato in un comunicato stampa che la letteratura tecnologica sta tracciando le caratteristiche della Generazione Z e che noi stiamo osservando i benefici che tale generazione apporta all’azienda.

“Le ragazze di questa generazione sono meno intimorite dalla tecnologia e più propense ad accettare gli aspetti legati alla creatività e alla risoluzione dei problemi che caratterizzano le carriere in ambito STEM”, ha sottolineato Eaton-Cardone, che ha proseguito affermando che: “Entro il prossimo decennio prevedo che le donne occuperanno una quota molto più consistente di posizioni nei settori della tecnologia e dell’ingegneria”.

Mentre nomi del calibro di Google, Facebook e Oracle stanno spendendo milioni per aiutare le ragazze a sviluppare competenze tecniche di alto livello, una nuova ondata di donne della Generazione Z si sta facendo strada nel settore. Giovani imprenditrici donne sono impegnate a proteggere le proprie risorse, stabilendo relazioni di reciproco vantaggio con gli investitori e, aspetto ancora più importante, intraprendendo azioni per impedire che la disparità tra i sessi si diffonda di nuovo.

Nel caso in cui qualcuno – oltre a James Damore ovviamente – si stia ancora chiedendo perché dovremmo preoccuparci di colmare il gender gap, ecco un valido motivo: al Regno Unito servono 100.000 professionisti in ambito STEM all’anno e non li ha. Ed eccone un altro: le aziende hanno il 15 percento in più di probabilità di ottenere risultati migliori se promuovono la parità tra i sessi.

In sintesi, la parità tra i sessi è importante sia sotto l’aspetto etico che finanziario.

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